Quando un bambino disegna la propria famiglia, può mostrare aspetti del suo mondo emotivo che fatica a raccontare a parole. Il test della famiglia aiuta a esplorare come percepisce i legami, il proprio posto nel gruppo e alcune tensioni relazionali, ma non offre verdetti automatici. In queste righe chiarisco come si svolge, cosa può suggerire, quali sono i suoi limiti e quali strumenti sono più adatti per comprendere le dinamiche familiari e di coppia.
Le informazioni essenziali per orientarsi
- È uno strumento clinico, non un gioco online capace di diagnosticare una famiglia.
- Il disegno va interpretato nel contesto, insieme all’età, alla storia e al colloquio con il bambino.
- Un singolo dettaglio non dimostra nulla: omissioni, dimensioni e distanze possono avere molte spiegazioni.
- Per gli adulti esistono strumenti diversi, basati su questionari o rappresentazioni delle relazioni.
- La finalità migliore è aprire un dialogo, non assegnare colpe o etichette.
Che cosa misura davvero il disegno della famiglia
Con questa espressione si indica soprattutto una tecnica grafica proiettiva usata in psicologia dell’età evolutiva. Al bambino viene chiesto di rappresentare la propria famiglia oppure, in alcune versioni, una famiglia immaginaria. Il professionista osserva come il bambino costruisce la scena e ne approfondisce il significato attraverso domande semplici.
Non si misura la qualità artistica del disegno. L’interesse riguarda piuttosto la rappresentazione soggettiva dei legami: chi viene incluso, chi resta fuori, quali persone sono vicine, quali attività condividono e dove si colloca il bambino. Il disegno può quindi offrire un punto di partenza per parlare di affetto, gelosia, paura, distanza o bisogno di attenzione.
Le versioni più note sono associate a Maurice Porot e Louis Corman, ma esistono modalità e criteri differenti. Per questo non ha senso applicare una legenda rigida del tipo “figura piccola uguale insicurezza” o “persona omessa uguale rifiuto”. Il significato nasce dall’insieme degli indizi, non da un particolare isolato.
Come si svolge una valutazione seria
La consegna deve essere chiara e non suggerire la risposta. Il bambino può ricevere foglio e matita e lavorare in un ambiente tranquillo, mentre lo psicologo osserva anche il comportamento durante l’attività, per esempio esitazioni, commenti spontanei, cancellature o cambiamenti di umore.
- Si definisce la consegna, distinguendo tra famiglia reale, propria famiglia o famiglia immaginaria.
- Si lascia spazio all’espressione, senza correggere il disegno né chiedere di aggiungere una persona.
- Si raccolgono le spiegazioni del bambino con domande aperte, come “Chi è questo?” o “Che cosa stanno facendo?”.
- Si integra il materiale con colloqui, osservazioni, storia familiare e, se necessario, altri strumenti psicodiagnostici.
- Si restituisce il risultato in modo prudente, evitando diagnosi basate soltanto sul foglio.
L’età di applicazione dipende dal metodo e dall’obiettivo, ma il disegno viene impiegato soprattutto con bambini e preadolescenti, quando il linguaggio grafico può facilitare l’espressione. Un adulto può certamente disegnare la propria famiglia, ma l’interpretazione non va trasferita automaticamente dalle procedure infantili a quelle adulte.
La domanda più utile non è “Che cosa significa questo tratto?”, bensì “Che cosa rappresenta per questa persona, in questo momento?”. È un cambio di prospettiva importante, perché la stessa scelta grafica può avere significati diversi in una famiglia ricomposta, dopo una separazione, durante un lutto o in una fase di cambiamento scolastico.

Come leggere il disegno senza cadere nelle interpretazioni facili
Durante la lettura si possono considerare alcuni elementi ricorrenti, sempre collegandoli alle parole del bambino e alle circostanze. La posizione nello spazio, la distanza tra le figure, la sequenza di realizzazione e le azioni rappresentate possono suggerire ipotesi da verificare, non conclusioni definitive.
| Elemento osservato | Che cosa può esplorare | Perché non basta da solo |
|---|---|---|
| Ordine in cui compaiono le persone | Salienza affettiva o attenzione del momento | Il bambino può iniziare dalla persona che gli viene semplicemente in mente per prima |
| Distanza tra i personaggi | Percezione di vicinanza, alleanza o separazione | Può dipendere dal poco spazio disponibile o dalla composizione scelta |
| Dimensione delle figure | Importanza percepita o ruolo attribuito | Le proporzioni possono riflettere abilità grafiche e fase evolutiva |
| Persona assente | Possibile vissuto di distanza, conflitto o esclusione | Potrebbe essere fuori casa, dimenticata o non considerata parte della consegna |
| Attività condivisa | Qualità della cooperazione e del clima familiare | Il soggetto può aver scelto una scena inventata o desiderata |
Immaginiamo un bambino che disegna la madre molto vicina a sé e il padre lontano. Potrebbe esprimere una maggiore confidenza con la madre, ma anche rappresentare un padre spesso fuori casa, una vacanza recente o il modo più semplice di organizzare il foglio. Il colloquio successivo è ciò che dà direzione al dato.
Anche cancellature e figure incomplete vanno trattate con cautela. Possono indicare incertezza, ma anche fretta, stanchezza, perfezionismo o difficoltà motorie. Io considero davvero significativo solo un elemento che si ripete in più osservazioni e che trova riscontro nella narrazione o nel comportamento quotidiano.
Quando può essere utile per famiglia e coppia
Il disegno può essere preso in considerazione quando un bambino mostra un cambiamento persistente, difficoltà nel rapporto con un genitore, forte gelosia tra fratelli, ansia legata a una separazione o problemi di adattamento dopo la nascita di un nuovo membro. In questi casi non serve a stabilire chi ha torto, ma ad aiutare il professionista a capire come il minore vive la situazione.
È particolarmente utile se il bambino parla poco, cambia versione dei fatti o protegge un adulto con il silenzio. La tecnica grafica può rendere più accessibili emozioni difficili da nominare, anche se non deve trasformarsi in un interrogatorio mascherato. Il bambino deve sentirsi libero di spiegare, correggere o anche non attribuire un significato preciso a ciò che ha disegnato.
Per la coppia adulta, invece, il disegno della famiglia non è lo strumento principale. Si usano più spesso colloqui clinici e questionari validati su comunicazione, soddisfazione relazionale, gestione del conflitto, attaccamento e distribuzione dei ruoli. Alcuni strumenti sistemici rappresentano i membri con figure da collocare nello spazio, così da esplorare vicinanza, gerarchie e alleanze percepite.
Una coppia può usare anche un esercizio non diagnostico. Ognuno disegna separatamente la famiglia che sente di essere oggi e quella che vorrebbe costruire, poi confronta le immagini parlando di bisogni concreti. Non è un test psicologico, ma può far emergere aspettative diverse su tempo insieme, autonomia, figli e rapporto con le famiglie d’origine.
Che cosa non può dirti questo strumento
Il limite principale è la sua dipendenza dal contesto e dall’interpretazione professionale. Una tecnica proiettiva non può dimostrare da sola un abuso, una patologia, un rifiuto genitoriale o una preferenza affettiva stabile. Le decisioni cliniche o giudiziarie richiedono una valutazione molto più ampia, condotta da professionisti qualificati.
Diffiderei quindi dei test gratuiti online che promettono un profilo della famiglia in pochi minuti. Possono funzionare come spunto di riflessione, ma non hanno il colloquio, l’osservazione e la conoscenza della storia personale necessari per interpretare correttamente una risposta. Un risultato automatico non equivale a una valutazione psicologica.
È altrettanto rischioso chiedere al bambino di ripetere il disegno per controllare se “ha detto la verità”. La ripetizione può aumentare l’ansia e modificare il prodotto. Se esiste una preoccupazione concreta, la strada più responsabile è raccogliere osservazioni nel tempo e rivolgersi a uno psicologo dell’età evolutiva, spiegando con precisione che cosa è cambiato.
La privacy merita attenzione, soprattutto quando il materiale viene raccolto a scuola o in ambito legale. Prima della valutazione è ragionevole chiedere chi vedrà il disegno, quale sarà l’obiettivo, come verranno comunicati i risultati e quali consensi sono necessari. Il bambino non deve diventare il messaggero del conflitto tra adulti.
Il modo più utile per trasformare un risultato in cambiamento
Un buon esito non è una diagnosi scritta sul foglio, ma una domanda migliore da portare nella vita quotidiana. Se emerge distanza, si può osservare quando si presenta; se compare esclusione, si può capire quali momenti la fanno aumentare; se il bambino cerca sempre un adulto, si può lavorare sulla sicurezza senza forzarlo a parlare.
- Osserva i comportamenti ripetuti, non soltanto il disegno.
- Fai domande aperte e accetta anche risposte brevi o confuse.
- Evita etichette come “preferito”, “aggressivo” o “rifiutato”.
- Confrontati con un professionista quando il disagio dura settimane o interferisce con scuola, sonno e relazioni.
La mia posizione è semplice: questo strumento può aprire una porta, ma non dovrebbe mai chiuderla con un verdetto. Usato con competenza, rispetto e pazienza, aiuta a dare parole ai legami; usato come una formula da decifrare, rischia di sostituire l’ascolto con un’etichetta. La relazione reale viene prima di qualsiasi interpretazione.